Incidenti alle centrali nucleari, prezzo del petrolio alle stelle, quale futuro?

Di Giovanni Gelmini

Il fatto

Petrolio. Nuovo record a New York: 46 dollari. Brent oltre 43 dollari al barile  così titola RAInews. mai il prezzo del petrolio era stato così elevato. La punta masima precedente era stata di 38,90$ quando nel 1987 era stato fissato il nuovo paniere per definire il prezzo medio

Negli stessi giorni gravissimi problemi alle centrali nucleari giapponesi rilaciano i dubbi sulla sicurezza e sui costi reali del nucleare, libero.it ripora un interessante articolo su questo problema da titolo
Nucleare, Giappone chiama Italia

 

 
L'opinione

Incidenti alle centrali nucleari, prezzo del petrolio alle stelle, quale futuro?

di Giovanni Gelmini


Gli “incidenti” alle centrali nucleari in Giappone mostrano ancora una volta quanto sia stata giusta la scelta compiuta dagli italiani di vietare il nucleare, anche se questo ha causato evidenti difficoltà per l’approvvigionamento energetico; difficoltà sicuramente aggravate dalla mancanza di investimenti da parte dell’Enel per l’aggiornamento degli impianti esistenti, la riconversione dei più vecchi e il potenziamento dello sfruttamento delle energie alternative.

Coloro che irridono a queste “tecnologie di nicchia” ignorano (o fanno finta di non sapere) che queste, senza incremento della produzione da decenni, rappresentano una quota non marginale della produzione italiana di energia elettrica, circa il 30%.

Altro fatto importantissimo è che l’instabilità dell’offerta di petrolio mette le ali alle sue quotazioni, ma i petrolieri sanno benissimo cosa succederà e per questo hanno sempre controllato attentamente che il prezzo non raggiungesse livelli troppo elevati.

Già in occasione della prima crisi petrolifera del 1974 le conseguenze per i paesi produttori di petrolio sono state fortemente negative: infatti il loro principale reddito viene dall’estrazione di greggio e, a causa dell’inaffidabilità dell’approvvigionamento petrolifero, l’industria ha razionalizzato i sui processi introducendo moltissimi accorgimenti per ridurre la sua dipendenza dal petrolio. Ci sono riusciti in modo egregio, ma vi sono ancora ampi margini nell’industria. Il “consumo privato”e il “terziario” poco hanno fatto in termini di risparmio energetico in questi ultimi trent’anni di annunciata crisi petrolifera e quindi i margini sono straordinariamente ampi.

A parte le grandi possibilità ancora esistenti di risparmio, ora c’è una novità rispetto alle crisi del petrolio nei decenni passati. Le cosiddette tecnologie alternative hanno superato la fase embrionale e sono pronte ad essere utilizzate dal mercato.

Quali sono i problemi per il loro utilizzo? Escludendo il “costo”, i problemi sono ben noti a chi si occupa di innovazione; si ricollegano alla mancanza di conoscenza, che comprende la carenza di esperti in grado di fare assistenza. Uno dei fattori principali risulta però la persistente sensazione che “non è ancora il momento”: questo è legato alla sopravalutazione del rischio. Le cause di questa reticenza sono molteplici: forse una delle principali è che nessuno tra le persone conosciute ha provato la nuova tecnologia e quindi sia in grado si dare “notizie”.

Ma se il costo del petrolio si alza per un periodo sufficiente o con oscillazioni esagerate, ecco che qualcuno incomincia a provare, la tecnologia si diffonde e , se le applicazioni aumentano, i costi unitari assoluti diminuiscono, le conoscenze aumentano e le tecnologie migliorano le loro performance. Quindi è possibile che in un anno o due diventino più convenienti di quelle basate sul petrolio in molti casi. Inoltre, tra i combustibili fossili c’è sempre il carbone, che, abbandonato per il più facile petrolio, potrebbe giocare qualche carta a suo vantaggio, così la benzina da bio-masse.

Allora quanto dobbiamo ancora soffrire? Se mandiamo al rogo chi intralcia l’innovazione, qualche anno, meno di quelli necessari per la Pedegronda o per la Salerno - Reggio Calabria! Se invece lasciamo che scienziati mercantili e politici imbecilli proseguano a sostenere lobby obsolete, ancora molto e fra dieci o vfentanni anni saremo ancora qui a discutere di bufale, quali quelle dell’idrogeno e dell’energia nucleare, quando più nessuno ne vorrà sentire parlare.



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