Scritto provvisorio in attesa di altre informazioni

Leopoldo Veneziani architetto in Firenze nella prima metà dell' '800

Ricoprì il prestigioso incarico di architetto dell'Opera di Santa Croce dal 1815 al 1856 e diresse i restauri della chiesa iniziati nel 1815

Di Giovanni Gelmini

      Riporto in questo scritto le prime cose che ho trovato sul nostro antenato. Mi riprometto di scrivere ulteriormente se si troveranno altre informazioni.

La ricerca storica mi ha sempre interessato. Così, nel caricare le schede dell'albero genealogico “antico”, mi sono sorpreso nel notare come su Leopoldo, il padre di Adrasto (mio bisnonno) vi fosse un’annotazione inconsueta: “Architetto”.

Appena ho potuto ho fatto una ricerca in internet e mi è apparso un lungo elenco di link che, sia per il periodo, inizio '800, sia per l'attività, riguardavano proprio il nostro antenato. Di questi, ne ho selezionati tre; uno, forse quello più interessante, è di un quaderno di una rivista specializzate che dedica un intero capitolo ai lavori di restauro in Santa Croce di Leopoldo Veneziani, ma questo non sono ancora riuscito ad procurarmelo e rivedrò quanto scrivo ora, se riuscirò ad averlo.

Ecco come viene descritto in “Santa Croce nel '800”, Alinari 1986

    Di Leopoldo Veneziani è documentata l'attività quale architetto dell'Opera di Santa Croce dal 1815 al 1856; muore nel febbraio del 1857. Certamente prima del 15, poiché in tale data viene presentata all'Opera la prima richiesta di occupare il posto «lasciato vacante di Assistente ai lavori presso di essa (Archivio dell'Opera di Santa Croce). Del Veneziani rimane anche un disegno della sezione laterale della stessa chiesa, firmato e datato.

     

Il libro citato si occupa principalmente della facciata di Santa Croce, e di questa parleremo poi, invece c'è un testo contemporaneo a Leopoldo (Nuova Guida, Ovvero, Descrizione storico artistica della città e dintorni di Firenze, Compilata da Federigo Fantozzi Architetto, Firenze, 1842) che parla ampiamente dei lavori fatti in Santa Croce da Leopoldo Veneziani.

Al nostro antenato venne affidato il restauro complessivo di Santa Croce, che iniziò appunto nel 1815. Ecco una citazione, tratta dal testo del Fantozzi, che dà l'idea come era stata valutata all'epoca l'opera di Leopoldo Veneziani:

    Ciò premesso avvertiremo ancora che tutto il sacro edifizio, e quegli affreschi che il tempo e le ingiurie degl'ignoranti avevano rispettati, vennero con molta spesa e perizia restaurati e ripuliti nel 1815 dietro l'approvazione e sorveglianza di una Deputazione artistica nominata dal Governo, dall'architetto Leopoldo Veneziani, il quale non contento di avere abbellito il ricetto della Sagrestia e la Cappella Medicea con varie tavole e sculture, che altri forse avrebbe disprezzate o disperse, si occupa indefessamente con zelo veramente encomiabile di renderlo sempre più nobile ed augusto.

     

La “Nuova Guida” descrive ampiamente l'assetto di Santa Croce uscito dai restauri sotto la guida di Leopoldo e vi vengono indicate ben nove opere realizzate su disegno e a cura del nostro architetto e che sono ancora visibili. Per non appesantire questo testo riporto le citazioni in un articolo a parte ( “Le opere di Leopoldo Veneziani in Santa Croce”).

Nella prima metà dell'ottocento arrivo anche il momento di realizzare finalmente la facciata di Santa Croce.

Leggiamo nel libro pubblicato da Alinari:

    Nonostante che fin dal '37 fosse stata avanzata la proposta di bandire un concorso per la facciata di Santa Croce, ciò non avvenne, e solo l'architetto dell'Opera della stessa chiesa, Leopoldo Veneziani", presentò, verso il 1840, un altro progetto di completamento". Il disegno proponeva una facciata in cui i motivi decorativi goticheggianti e c1assicheggianti erano accostati l'uno all'altro, prendendo forme molto bizzarre e riempiendo fittamente lo spazio del prospetto.

     

La sovrabbondante decorazione, pur ricercando i caratteri gotici, sembra essere più vicina al gusto tardo settecentesco, per l'uso delle ghirlande a fiori e foglie e dei motivi riempitivi a grandi foglie d'acanto. “Mi accinsi a compilarla con molti ornati e statue nello stile che si praticava nel basso Impero, nella Normandia e Austria, ove si osservano in questo genere più ricercato, di queste Fabbriche, specialmente nei Templi”, afferma lo stesso Veneziani, ma è evidente che tale architettura non poteva riscontrare favori nel cultura artistica fiorentina, promotrice dell'impresa di Santa Croce, troppo legata all'idea nazionalista, patriottica e campanilista del primato artistico di Firenze.

Il suo progetto non piacque e venne, invece, approvato e realizzato quello dell'architetto Matas, ma c'è qualcosa di losco in tutto questo; leggiamo infatti, sempre nel libro pubblicato da Alinari:


    Quando nel novembre del 1844 una tragica alluvione rese necessario il riordinamento di tutte le carte dell'archivio della basilica, si presentò l'occasione ideale per «ritrovare» il disegno del completamento della facciata ideato da Simone del Pollaiolo. Si disse, infatti, che era stato scoperto tra le carte uno schizzo della facciata, risolta con una soluzione estremamente nuova e differente da quelle finora presentate.
    Il disegno, di mano ottocentesca e probabilmente dello stesso Matas, venne esibito come una copia fedele dal fantomatico progetto del Cronaca, immediatamente riscomparso!
    ….
    L'autenticità della derivazione del disegno da uno del Cronaca venne già messa in discussione dai contemporanei...


La cosa non credo che piacque proprio al Veneziani, che in una lettera al marchese Bourbon del Monte, del 1854, ricorda che il disegno “fu presentato e ritenuto per lungo tempo da Sua Altezza Imperiale e Reale il nostro amatissimo Principe” (AOSC Affari, filza IV, 1854, ins. 731).

Ma ovviamente Leopoldo Veneziani non si occupò solo di Santa Croce; fu chiamato spesso come perito del tribunale e in “La villa fiorentina. Elementi storici e critici per una lettura”, di Gobbi Sica Grazia  troviamo la citazione: “Un progetto di Leopoldo Veneziani per trasformare la casa di Fattoria al Castello 1818. (ASF Piante Scrittoio RR Possessioni, n 559.).”
Il libro è piuttosto costoso e l'informazione non sembra essere essenziale per la nostra indagine; vedrò quindi se lo troverò in una biblioteca, ma dopo aver elaborate altre informazioni che spero di ricevere e che sembrano essere ben più succulente.

Insomma, è evidente che Leopoldo Veneziani fu una persona importante e quotata nel suo ambiente, tra le cose che vorrei trovare è dove abitava a Firenze.
La zia Margherita, che ricordo nacque nel 1884, solo qualche decennio dopo la morte di Leopoldo, diceva che la “Casa Veneziani” era vicina a Palazzo Pitti, mia madre, la zia Anna, molto più giovane di lei, diceva che era una cosa che si era messa in testa, perché aveva sentito delle sfilate di moda delle sorelle Veneziani (non nostre parenti credo) a Palazzo Pitti.

Chissà chi aveva ragione! Lo riusciremo a scoprire?

Intanto vi invito alla prossima puntata! 




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